LA CITTA' E IL CIELO Film cortometraggio

Regia: Guendalina Salini 

Soggetto: Guendalina Salini, Giulia Anita Bari 

Testi: Giulia Anita Bari 

Produzione: La Frangia & Tangram Film S.r.l.

Formato: HD 

Durata: 20’ 

Lingua: Italiano & Inglese

La città e il cielo è un progetto video partecipato. Il video, girato in Calabria tra la Piana di Gioia Tauro e l’Aspromonte, racconta l’incontro tra un gruppo di uomini e donne di diversa età e origine geografica e la loro ricerca di “fare casa”.

Sono loro, gli sfollati, i displaced, a comporre una comunità provvisoria ma possibile, un miraggio che vibra di vitalità e bellezza ma che un soffio di vento potrebbe far volare via.

 

Sullo sfondo, la drammatica realtà della baraccopoli di San Ferdinando (RC) in cui vivono i braccianti stagionali e dove, durante le riprese di questo film, è stato ucciso Sekine Traorè, bracciante del Mali ferito a morte dall’arma di un carabiniere all’interno di una baracca.

 

È la morte di Sekine a spingere la narrazione a muoversi tra due piani: il “sotto”, rappresentato dalle baracche e dagli edifici incompiuti della Piana di Gioia Tauro, e il “sopra”, le rovine di Amendolea, luogo svuotato dell’Italia dell’osso che diviene teatro simbolico di un rituale d’incontro e ricostruzione.

 

La Calabria, come simbolo di molti altri luoghi, vicini e lontani. Di un’emorragia di genti che cerca dimora e, allo stesso tempo, di interi paesi svuotati; di un corpo malato, prosciugato e desertificato di cui prendersi cura. 

 

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I personaggi emergono tra le rovine come quadri surreali tessendo un racconto partecipato a più voci e riabitando lo spazio con azioni, gesti, parole, suoni. Tra essi anche Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale ivoriano e riferimento politico di molti lavoratori agricoli stranieri.

 

La narrazione è intervallata dalla comparsa, tra le rovine, di un tappeto di sale, opera impermanente dell’artista. Il tappeto, casa di chi non ha casa, giaciglio, luogo di preghiera, tovaglia, culla, sacca. 

 

Il sale, elemento polisenso più prezioso dell’oro, che ha disegnato parte della storia dei popoli mediterranei. Il sale come possibilità di conservare, di superare la stagionalità, di custodire il nutrimento; il sale come radice di 
"sapienza".

 

Un tappeto magico di sale, staccatosi dall’acqua di mare per portare in salvo le genti che cercano di attraversarlo. 

 

Chiude la citazione dell’opera “Allegoria Sacra” di Giovanni Bellini che immagina un rapporto finalmente pacificato tra cultura e natura.

 

Un messaggio di vita in contrasto con lo sradicamento dei popoli e lo sfruttamento degli uomini e della terra.

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